Intervento di sostegno alla genitorialità

Intervento di sostegno alla genitorialitàUn genitore che si rivolge ad un terapeuta è un genitore preoccupato, a volte spaventato, che desidererebbe il meglio per il proprio figlio e che probabilmente sperimenta sentimenti di impotenza misti a rabbia. Il sostegno alla genitorialità è un intervento psicologico che ha come obiettivo dare ascolto alle preoccupazioni del genitore e riattivare le risorse possedute dall’adulto per metterle al servizio della situazione. In questo intervento, terapeuta e genitore sono una squadra che lavora assieme per la risoluzione del problema. Le competenze cliniche del terapeuta, unite alle abilità e alla conoscenza che il genitore ha del proprio figlio, diventano gli strumenti per il raggiungimento dell’obiettivo comune.

Mi preme sottolineare come l’obiettivo del sostegno alla genitorialità non sia quello di insegnare ai genitori a svolgere il proprio ruolo, né tantomeno aiutarli nel raggiungimento della perfezione, bensì comprendere le loro preoccupazioni e individuare i fattori che in quella fase della loro vita interferiscono con la costruzione di una relazione serena con il proprio figlio. Proprio al riguardo, Donald Winnicott (1896-1971), psicoanalista inglese di stampo freudiano, ha introdotto il concetto di “madre sufficientemente buona” liberando la figura materna dall’incombenza del dover essere perfetta e infallibile. Secondo l’autore, la madre sufficientemente buona è una donna spontanea, autentica e vera che, con ansie, preoccupazioni, stanchezza, momenti di sconforto e sensi di colpa, emerge come figura in grado di trasmettere sicurezza e amore. Ogni genitore possiede i requisiti per essere e/o ricominciare ad essere un genitore sufficientemente buono per il proprio figlio.

Vediamo ora quali sono i fattori di rischio che concorrono nell’insorgenza di difficoltà nella relazione genitore-figlio:

  • temperamento del bambino: se osservassimo dei bambini al nido dell’ospedale noteremmo come questi siano diversi tra di loro sin dai primissimi giorni di vita. Ogni bambino ha il proprio temperamento innato e questo è un fattore molto importante in grado di influenzare la costruzione della relazione genitore-figlio;
  • rappresentazioni mentali, aspettative e teorie sul bambino e su di sé, come genitore: sin dalla gravidanza i genitori sono portati a crearsi un’immagine del bambino e di sé stessi in questa nuova veste. M.S. Cranley nel 1981 coniò il termine attaccamento prenatale proprio riferendosi a quel complesso di atteggiamenti, comportamenti, rappresentazioni cognitive e fantasie che si sviluppano nella mente dei genitori nei confronti del feto e che, secondo recenti studi, sembrerebbe influenzare la successiva relazione di attaccamento genitori-bambino e lo sviluppo psichico infantile (Siddiqui & Hagglof, 2000);
  • rete sociale in cui sono inseriti i genitori e il sostegno ricevuto: un ambiente sociale non supportivo può rappresentare un’ulteriore fonte di stress per il genitore. Un atteggiamento giudicante da parte di parenti o amici, ad esempio, può amplificare il senso di inefficacia genitoriale riducendo quindi le capacità del genitore nell’analizzare e affrontare il problema;
  • capacità cognitive, emotive e relazionali dei genitori: molto importanti sono la capacità di assumere la prospettiva del bambino, i meccanismi di attribuzione causale dei comportamenti del piccolo, le capacità empatiche e  la capacità di cogliere e rispondere adeguatamente ai segnali dell’altro.
  • qualità del rapporto di coppia: intesa non solo come rapporto tra partner, ma anche come co-genitorialità, ovvero la relazione attraverso cui i genitori si sostengono e negoziano i loro rispettivi ruoli, la responsabilità e i contributi nei confronti dei loro figli (Margolin, 2001; Feinberg, 2002),
  • qualità della relazione di attaccamento con i propri genitori: in base alla relazione sperimentata con la propria figura di attaccamento, gli individui si costruiscono delle rappresentazioni mentali di come funzionano le relazioni interpersonali. Tali rappresentazioni sono state definite da J. Bowlby (1979) Modelli Operativi Interni (MOI) e fanno riferimento alla possibilità di individuare delle figure di riferimento, all’idea che ognuno si costruisce di quanto sia accettabile o inaccettabile ai loro occhi e alle aspettative costruite riguardo la loro disponibilità. Recenti studi dimostrano come i modelli operativi che il genitore si è costruito nella relazione con la propria figura di accudimento intervengono nella costruzione della relazione con il proprio figlio.

Quando richiederlo

L’intervento di sostegno alla genitorialità e rivolto a tutti i genitori che non si sentono soddisfatti della relazione con il proprio figlio. In particolare a coloro che:

  • avvertono spesso la paura di non essere genitori abbastanza bravi;
  • vivono sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di genitore;
  • hanno perso la sintonia e la complicità con il proprio partner nell’educazione del bambino e questo è fonte di problemi;
  • desiderano diventare parte attiva nel superamento delle difficoltà incontrate dal proprio figlio;
  • hanno difficoltà a controllare l’ansia e/o la rabbia in situazioni che coinvolgono il figlio.

Compito del terapeuta è quindi prendere in esame i fattori di rischio e di mantenimento del problema, comprendere quali funzioni genitoriali sono state compromesse e cooperare con il genitore riattivandone e potenziandone le competenze affinché si proceda alla risoluzione delle difficoltà.

(Barbara Gentile)

Per approfondire l’argomento e richiedere un colloquio contattare il n. 3336194013

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