Ansia: un continuum tra normalità e patologia

attacchi-panicoL’ansia può essere definita una reazione naturale ad uno stimolo percepito dal soggetto come minaccioso. Come la paura, anche l’ansia è necessaria per la sopravvivenza dell’uomo in quanto, in situazioni di pericolo, pone il soggetto in uno stato di allerta attivando delle reazioni fisiologiche che predispongono il corpo all’attacco o alla fuga. L’aumento del battito cardiaco che sperimentiamo quando ci sentiamo in ansia, determina, infatti, un aumento del flusso sanguigno ed una maggiore irrorazione dei muscoli necessaria per preparare il corpo ad un’eventuale azione. L’aumento del livello di vigilanza è seguito dall’incremento della produzione di adrenalina e lo stimolo della fame viene inibito per evitare ogni potenziale distrazione dalla minaccia.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato anche gli effetti positivi dell’ansia sulla prestazione. Yerks e Dodson (1908) hanno ipotizzato che, ad un certo livello, l’ansia favorisse la performance, mentre livelli di ansia troppo elevati, ma anche troppo bassi, fossero associati a prestazioni peggiori.

Quando l’ansia diventa patologica?

Oltre certi livelli, l’ansia può interferire con la funzionalità del soggetto. Quando siamo alla guida o quando prepariamo un esame universitario, la stessa ansia che ci permette di essere attivi e concentrati, può bloccarci se raggiunge livelli troppo elevati.

Si parla di Disturbo d’ansia quando la reazione emotiva viene scatenata da stimoli innocui e raggiunge livelli di intensità elevati, che la persona non riesce a ridimensionare, e che portano l’individuo a sentirsi sopraffatto. A lungo andare tale condizione può interferire con la qualità della vita, ostacolando il raggiungimento dei propri obiettivi e compromettendo le relazioni interpersonali in uno o più contesti di vita (famiglia, lavoro, amici). Ne consegue un abbassamento del senso di efficacia personale, un incremento del senso di vulnerabilità e spesso un evitamento delle situazioni ansiogene. Questa condizione, molto diffusa nella nostra società, può essere migliorata attraverso un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale che mira a restituire al paziente fiducia nelle proprie risorse e ad interrompere le condotte di evitamento che sono alla base del mantenimento del circolo vizioso dell’ansia.

(Barbara Gentile)

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