Shaken baby syndrome: quando l’esasperazione diventa pericolosa

shaking sindrome copertinaImpotenza e frustrazione si sommano alla stanchezza, alle notti insonni e alle pressioni che arrivano dall’esterno. I neonati non nascono con il manuale di istruzioni, il pianto è la loro forma di comunicazione, ma decodificare i loro bisogni è a volte un’impresa ardua. Ci hanno insegnato a fare 2+2, a tradurre il greco, a svolgere un lavoro, ma nessuno ci ha mai spiegato come rispondere con efficacia ad un richiamo acuto e persistente come il pianto di un bambino. Probabilmente nel corso della vita abbiamo fatto delle esperienze attraverso le quali abbiamo coltivato e potenziato le nostre innate capacità empatiche e di sintonizzazione. Ma se questo non è successo? O se in un momento della mia vita non avessi le forze per essere empatica e sintonizzata, come potrei fare?

In assenza di una risposta e di un supporto adeguato alle funzioni genitoriali, l’impotenza sperimentata di fronte al pianto inconsolabile del bambino può portare la mamma esasperata a scuoterlo violentemente nel tentativo di farlo smettere. Ma questa mamma non sa che senza intenzione, potrebbe determinare nel piccolo la Sindrome del bambino scosso.

Il termine Shaken baby syndrome fu coniato nel 1972 dal radiologo pediatrico John Caffey e fa riferimento all’insieme di segni clinici e radiologici riscontrati nei bambini sottoposti ad abusi. Ad oggi tale Sindrome costituisce almeno il 24% dei traumi cranici nei bambini di età inferiore ai 2 anni. Alcune ricerche hanno evidenziato come giochi e attività che appartengono alla normale prassi di cura del bambino (es. il dondolio) o anche piccole disavventure come le cadute dal letto, non sono sufficienti a determinare la sindrome. Ma se il bambino piccolo, la cui costituzione corporea è ancora fragile, viene scosso con forza, si rischia di generare un trauma cranico. La linea di confine tra il bisogno di interrompere il pianto del piccolo e l’incidente diventa così molto sottile. Lo scuotimento, infatti, potrebbe determinare la rottura o la lacerazione di importanti vasi cerebrali, con conseguenti danni neuronali che variano dal coma fino alla morte. Una variante è la shaken impact syndrome, in cui il bambino viene gettato con violenza contro una superficie fissa, non necessariamente dura e rigida.

Sintomi come febbre, letargia, irritabilità, ridotta suzione e vocalizzazione, difficoltà respiratorie ed apnea, convulsioni, vomito, ridotto stato di coscienza devono diventare per il genitore un campanello di allarme che lo spinge a rivolgersi al Pronto Soccorso.

Qual è il ruolo dei professionisti della salute?

Informare i genitori e fornire loro degli strumenti per fronteggiare episodi di pianto inconsolabile del bambino.

Alcune ricerche hanno dimostrato infatti l’importanza di informare i genitori rispetto ai possibili danni da violenza del “bambino scosso” e di fornire loro, sin dai primi giorni di vita del bambino, gli strumenti necessari per decodificare e rispondere in maniera alternativa al pianto insistente del piccolo. Alcune ricerche condotte in 8 paesi degli Stati Uniti hanno evidenziato, a seguito di un intervento psicoeducativo preventivo, una riduzione nell’arco di 5 anni del 47% nell’incidenza degli abusi con esito di trauma cranico. E’ pertanto importante ricordare che, sebbene l’essere umano sia dotato di meccanismi innati ed efficaci di regolazione emotiva e di sintonizzazione con il neonato, in alcune condizioni di stress elevato potrebbe essere più difficile accedere alle proprie risorse. Prendere consapevolezza del proprio limite è il primo passo per attivarsi nella ricerca di un sostegno.

Bibliografia

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Smith J. Shaken baby Syndrome. Orthop Nurs 2003; 22.196-203

National Center on Shaken baby Syndrome. All about SBS/AHT: Physical Consequences of Shaking 22- 8- 2008. www.dontshake.org

S.I.N.P.I.A. Linee Guida della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Linee guida sugli abusi in età evolutiva: procedure operative 2007.

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